Ciò che non sapevo.

Devid Rotasperti Photographer (5)
C’è una parte della mia vita che non conoscevo. Un tassello del puzzle che, d’un tratto, ha cambiato la mia prospettiva in merito ad un ricordo. È una storia bellissima, una storia che parla di fiducia a prescindere, che voglio raccontarvi perchè merita attenzione.
L’anno è il 2002. Con Devid ero fidanzata da alcuni mesi e avevamo un grande sogno, il primo dei nostri sogni da realizzare: un viaggio in Europa lungo tre mesi. Volevamo esplorare il mondo, sentirlo nostro con tutte le energie della gioventù a disposizione. Perciò fissammo la data di partenza (inizio settembre) e di ritorno (inizio dicembre). Mete: Svizzera, Germania, Olanda, Belgio, Danimarca e Praga. Una Clio blu ci accompagnava nel viaggio, riempita con due sacchi a pelo, qualche vestito e un ferro da stiro che Devid aveva deciso di portare dopo una lezione di stiro con sua mamma. In realtà, il progetto era ben più vasto del semplice viaggio: alla base c’era il desiderio di incontrare persone e scrivere di luoghi perfetti per il turismo, da proporre alle varie testate. Perciò, qualche giorno prima della partenza avevamo chiamato i vari Enti del Turismo, spiegando il nostro progetto. Solo una nazione, tra tutte, ci aveva risposto positivamente: la Danimarca. Erica Kirkeis, dell’Ente del Turismo Danese a Milano, si interessa al nostro progetto e contatta a sua volta, in terra danese, Carsten Nielsen nell’isola di Thy. L’appuntamento è fissato per i primi di novembre. Arriveremo dopo due mesi di tenda tra i campeggi tedeschi e quelli olandesi e riassaporeremo il profumo ed il calore di una vera casa. Quando Erica ci comunica l’ok di Carsten ci sentiamo dei privilegiati. Ma è vero? Ci chiediamo. Ci daranno una casa in Danimarca? Sì, per una settimana, per un articolo nella pagina dei viaggi da proporre al giornale con cui collaboravo. Una giornalista free lance e un fotografo in erba si guardano al colmo della felicità. Perchè se una nazione fa un investimento su di te, vuol dire che crede in quello che puoi fare.Da allora, da quell’avventura europea, sono passati undici anni. Sapete quanto me come sono andate le cose: io e Devid ci siamo sposati, abbiamo avuto due splendidi bimbi e continuiamo a viaggiare in lungo e in largo sulle cartine del mondo.
La scorsa settimana siamo ritornati in Danimarca per girare il video ufficiale dell’Ente del Turismo Danese. Ci siamo fatti in quattro in questi anni e abbiamo seminato, fino a che ora è venuto il tempo del raccolto. Tra le tappe c’è Valdemars Slot a Svendborg. Francesco, il regista, mi avvisa che incontreremo un certo Carsten.
“Carsten Nielsen?” chiedo stupefatta.
“No”
E sento che un po’ mi dispiace. L’avrei riabbracciato volentieri.
Ma quando arriviamo a Svendborg, mi basta un solo istante per riconoscerlo. Lo abbraccio forte, mentre ripeto il suo nome. La mia felicità è concreta, tattile e Carsten non può che scoppiare a ridere. Si ricorda tutto: il mio nome, quello di Devid, il fatto che siamo arrivati con un’ora di ritardo all’ufficio dell’isola di Thy (i ritardi non esistono in terra danese). Tutto.
Così parliamo del più e del meno, di come stiamo e di come sono andate le cose. E, ad un tratto, esce un dettaglio che mi lascia a bocca aperta. “Per le riprese – dice Carsten – potremmo andare in un bellissimo villaggio qui vicino. Credo lo abbiate visto anche undici anni fa, quando giravate per l’Europa e dormivate in auto”.
Io e Devid ci guardiamo.
“Sapevate che dormivamo in auto, e avete comunque puntato su di noi?”
Carsten sorride e accenna ad un sì.
Francesco scuote la testa: “Non sai cosa hai fatto! Hai innescato una bomba – dice a Carsten, indicandomi -. Una bomba atomica”.
“Lo so – risponde Carsten – e sono ben felice di averlo fatto!”

E allora ho capito. Qualcuno ha creduto in noi. Ha creduto che, nonostante fossi una giornalista in erba e con Devid dormissimo in macchina, potevamo avere una possibilità. Qualcuno, che mi ha semplicemente ascoltato al telefono, ha deciso che se avevamo avuto il coraggio di partire potevamo avere le carte in regola per fare un buon lavoro. E questo è stato il seme da cui è germogliata la fiducia in me stessa e la capacità di concretizzare sogni.
A noi, insomma, è accaduto quello che dovrebbe accadere ad ogni giovane. Credete in loro, in chi tra i giovani ogni giorno decide di provare una nuova strada. Innescate le loro bombe, fateli fiorire anziché mortificarli. Sono i colori con cui guarderete il mondo domani, la possibilità concreta che tutto volga al meglio. Fate vedere loro quanto sono belli, quanta potenzialità scorre nelle loro vene, quanto, credendo fortemente in se stessi, possono realizzare. Perchè solo così semineranno desideri e raccoglieranno sogni. Levate loro gli smart phone e dategli un viaggio dove incontrino persone oneste, dove siano in qualche modo costretti a togliersi dalle comodità quotidiane, ad affidarsi alla Provvidenza. Innescateli, fateli vibrare. Perchè questo è il ruolo degli adulti: dare la spinta ai giovani, far vedere loro che basta crederci, perchè qualcosa di unico si realizzi davvero! Grazie Danimarca. Sei stata molto di più che un viaggio in una splendida terra. Sei stata innanzitutto, un viaggio dentro me stessa. E questo è il viaggio più bello e impagabile che un essere umano possa fare.

 

Trackback from your site.

You might also like

Leave a Reply