Il principe azzurro soffriva di eiaculazione precoce.

Principe-Azzurro

Questo è un articolo dedicato a chi, come me, è nato negli anni Settanta.
Ovvero, a chi come me si è sorbito tutte le pubblicità del Mulino Bianco e le favole del fottuto Principe Azzurro.

Sia chiara una cosa: nessuno mette in dubbio l’amore che i genitori hanno riversato su di noi. Però penso sia evidente che siamo stati vittime di una serie di messaggi che definire fuorvianti dalla realtà sia un vero e proprio eufemismo.
Così noi, tra una fiaba e l’altra, tra un sorriso da diabete e una merendina al cioccolato, ci siamo flippati l’idea che lavoro e famiglia, tutto fossero tranne che fatica.

Io vorrei portarvi qui e mostrarvi la differenza tra la colazione tra le pareti del Mulino Bianco e quelle del mio appartamento. Tipo che qui si apparecchia in tre minuti – durante i quali cerchi anche di farti la doccia – e chiami i tuoi figli centottantavolte prima che si alzino.
In TV invece c’erano i figli che correvano a tavola vestiti di tutto punto e felici di andare a scuola, con un sorriso che manco avessero vinto alla lotteria nazionale.

Crescendo, poi, mi sono sempre domandata: ma la fottuta mamma del Mulino Bianco come diventava quando svolgeva i compiti con i bambini in questione?
Cioè, intendo, restava in forma umana o si trasformava in un Gormito come faccio io?!
Per carità, io sono religiosa, ma quando i miei figli fanno i compiti, vi garantisco che è un attimo rivolgere pensieri poco gentili al buon Dio. L’ultima volta ho iniziato ad urlare con Federico come se avessi visto un boa constrictor sulla sedia accanto alla mia.

E che li amo. Giuro, amo perdutamente i miei figli e mio marito.
E le scelte che ho fatto le ripercorrerei giorno per giorno.
Ma tutta questa fatica proprio non me l’avevano raccontata (e mai avrei pensato da grande di coniare l’hasthag #aspirantevedova).
Da piccola mi avevano insegnato che se mi fossi sposata avrei vissuto con gli occhi a cuore tutta la vita, e che se avessi baciato un rospo (che poi sarebbe diventato un bel Principe Azzurro) il mio conto in banca avrebbe avuto un’impennata che nemmeno quello di Trump.
Invece, col cazzo!

E le mie amiche sono messe come me.
Mica ci avevano detto che il Principe poteva soffrire di eiaculazione precoce, fumare in camera, restare disoccupato e altre disavventure. A noi avevano mostrato una società in salita, infarcita da merendine senza olio di palma e grano canadese. Tipo, il mio Principe Azzurro (leggi Devid) l’ho trovato a pulire le carote con la paglietta per sgrassare le pentole e abbracciare la lavatrice che sbatteva perchè non aveva tolto i fermi del cestello! Come fai a non diventare femminista?

E così oggi ci troviamo di fronte a due tipi di genitori: i codardi, incapaci davanti a questo Tsunami di far nuotare i figli in un mare in tempesta, e i genitori che “la realtà te la racconto subito, non che tu t’illuda”.
Tipo Elisa, la mia amica.
Mi ha raccontato che sua figlia Sofia, cinque anni, spesso gioca a partorire.
“E’ mio figlio!” le ha detto un giorno la bambina, abbracciando un bambolotto.
“Ah. E ti ascolta il tuo bambino?”
“Sì!”
“Ecco. Allora non è un bambino vero”.
E tanti cari saluti al romanticismo.

Peggio.
Ad un mio amico ho detto: “Ma hai saputo della Blue Whale?” (il videogioco che ha portato al suicidio centinaia di pre-adolescenti).
E lui: “Certo. Ho cercato di iscrivere mio figlio”

Ora, voi vorreste dirmi che se arrivasse uno dei nostri figli con un gattino raccolto per strada, sotto la pioggia battente, lo accoglieremmo con il sorriso della mamma del Mulino Bianco?
Dai, siate onesti. La maggior parte di noi si farebbe un selfie con la bambina nell’impermeabile giallo e il gattino, la posterebbe su Facebook e poi insulterebbe la figlia avvisandola nell’ordine che:

1 – Sta rischiando di prendersi la polmonite.
2 – “Se porti in casa un altro animale oltre il papà, te lo curi te!”
3 – “Guai a te se entri in casa con gli stivali bagnati che mi sporchi tutto il pavimento!”

Non ci credete? Allora sappiate che alla parola maternità, i miei coetanei hanno associato parole quali: “Fatica immensa”, “Una vita da tassista” e, il più ottimista, “Suicidio”. Non so, forse non hanno avuto il privilegio di mangiarsi dei Tegolini.

Diciamocelo. A quarant’anni suonati siamo una generazione sfinita.
Tant’è che ci fanno ancora tenerezza le immagini della biro per riavvolgere  il nastro con la cassetta e la pubblicità delle Morositas.
Altro che Principe Azzurro!
Ricordate? Tutto sembrava semplice. Tutto sembrava a portata di mano. Tutto sembrava possibile. Certo. Peccato avessero omesso di raccontarci del culo quadro che ci saremmo dovuti fare per baciare i rospi, invece di ingoiarli. E poi, per tornare sull’argomento: avete presente quel fottutissimo papà della famiglia del Mulino Bianco che sorrideva alle sette di mattina perchè si trovava dinnanzi alle merendine e ad una tazzina di caffè?
Dite la verità: avevate pensato, come me, che fosse perchè aveva una splendida famiglia…
Stronzi che siamo!
Ma non avete visto in che castello abitava?!
Erano gli affari che andavano bene, non il rapporto con i figli e la moglie!

I nostri figli, nella maggior parte dei casi, non arrivano festanti alla colazione.
Peggio. I nostri eredi sono drogati di tecnologia, sanno tutto sul sesso già a dodici anni e si fanno bocciare al motto del “NON C’HO SBATTI”.
E la meraviglia, è che sono ancora vivi. Mica ci incazziamo, noi. Anzi, li difendiamo. Poverini!
Forse, e dico forse, ci sfugge che se NOI ci fossimo fatti bocciare all’urlo di “non c’ho sbatti” avremmo avuto tanti di quei problemi di salute (inferti dai nostri genitori) che metà ne sarebbero bastati.

Certo che poi è bellissimo.
Certo che poi rifaresti tutto quello che hai fatto.
Ma forse, sarebbe stato un po’ più onesto (e semplice) se ti avessero detto: “Non preoccuparti. Li vedi quegli ebeti del Mulino Bianco? Lo vedi quel senza sangue del Principe Azzurro? Ecco. Non esistono. Sarai catapultata in mille problemi. Magari vivrai in un periodo storico economicamente difficile. Probabilmente vedrai separazioni a gogò e bambini in preda alla tecnologia (i videogiochi c’erano già). Ma ce la farai. E – se deciderai di affrontare tutto questo – sarai felice!”

Quello che dovremmo dire ai nostri figli, oggi.

P.S. Se aveste dei dubbi sulla fatica positiva nel crescere i figli leggete qui :)

 

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Comments

  • Mirko

    Written on 2 maggio 2018

    Lisa ed io (4 bimbi) (ti comprendiamo in tutto e ti stimiamo sister). Pensiamo che la farina del mulino fosse troppo bianca per essere tagliata in modo naturale!!!!

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