L’amore di un padre.

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Quando avevo qualche mese, mio padre e mia madre litigarono furiosamente. Mio padre mi prese in braccio, mi caricò in macchina e sgommò da mia nonna. La sera tornò, fecero pace e da allora non litigarono più. Dopo di me nacquero altri tre figli, che oggi sono tutti – senza alcuna eccezione – degli spiriti liberi ed estremamente creativi. Mio padre ha passato anni a chiedersi il perchè delle nostre inclinazioni. Lui, che a sessant’anni ha fatto un video di Caparezza.
Se fosse onesto con se stesso, dovrebbe ammettere che proprio da lui deriva questa nostra follia, che ci spinge ad inventare ogni giorno qualcosa di nuovo sotto la luce del sole.Quando mio padre morirà so già ciò che farò: salirò sul pulpito e leggerò una personale riflessione. Si intitolerà: “Grazie!”. Con un foglio di carta in mano leggerò il pensiero dedicato a lui, che inizierà così:
“Essere tua figlia non è stato per nulla facile… però, grazie a Dio sei stato mio padre”.Non era scritto da nessuna parte che dovessi ricevere tanto: un padre capace di darmi non ciò che volevo, ma ciò che mi era necessario, a partire da una grande fiducia in me stessa. Lui era la prima prova davanti ad ogni mio desiderio. Era il no, che misurava le mie intenzioni.
“Voglio andare a studiare a Bologna” gli dicevo. E lui scuoteva la testa. No.
“Vorrei fare questo e quello” e lui ancora a scuotere la testa. No.
E io mi arrabbiavo, pestavo i pugni, mostravo il mio carattere ad un uomo che pensavo non mi capisse, mentre aveva solo paura per me.
I suoi no erano questo: la paura che io mi facessi male, che potessi andare contro un ostacolo e non rialzarmi più, che mi sposassi un idiota, che perdessi tempo dietro a inutili sogni. I suoi no erano la manifestazione del suo amore verso di me.
Lui non è stato un padre facile. E io sono stata una figlia difficile.
Eppure, quante cose mi ha insegnato!

Mi ha insegnato innanzitutto il valore della libertà. Libertà di pensiero, di parola, di azione. Mi ha insegnato il valore dell’ironia, senza la quale la vita diventa complessa, soprattutto se hai quattro figli di cui: la prima ha un nome che rievoca una bambinetta delle alpi; la seconda è una make-up artist che ti taglia un ciuffo di capelli grigi per realizzare la barba di Geppetto per il musical “Pinocchio”; la terza ti tinge i capelli di rosa e te li mette in piega con il frise mentre stai dormendo; e il quarto ha in programma un erasmus a Rotterdam per imparare l’inglese.

Mi ha insegnato il valore della pazienza: da anni sposta i mobili che mia madre puntualmente fa sistemare e rifoderare, mentre cova segretamente il pensiero di comprare le sigarette e non tornare mai più. Mi ha insegnato il valore della vita. Ben nota è la frase: “Come ti ho dato la luce, te la spengo!” e altre simili dimostrazioni d’affetto. Ma soprattutto, mi ha insegnato che saper vivere significa saper cambiare. Cambiare opinione, atteggiamento, modo di fare. Lui, che era tutto fuorchè tenerezza, è arrivato a telefonarmi per chiedermi di passargli suo nipote.
“Papà non posso!”
“Perchè?”
“Perchè ha cinque mesi…”
“E allora?!”
“Ma cosa vuoi che ti dica?”
“Tu passamelo! Quel che dobbiamo dirci io e mio nipote non è affar tuo!”

Vedete quanti motivi per dirgli grazie?
Perchè ci vuole un gran coraggio ad essere liberi e ancora di più ad insegnare la libertà. Ci vuole un gran coraggio ad essere ironici e ancora di più ad insegnare l’ironia. Ci vuole un gran coraggio ad essere dei duri e poi mostrare la tenerezza.

Ecco. Un padre è più di tutti un uomo coraggioso. Un uomo che ti dice: “Per quanto io abbia timore delle scelte che farai, non lasciarti abbattere dai venti della vita. Io sarò qui”.

 

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