lunedì 12 marzo 2012

La moglie di Archer

“Voglio che mi parliate di May. Siete molto innamorato di lei?â€
“Quanto può esserlo un uomoâ€.
“Credete che esista un limite?â€

In un’epoca di tradizioni, in un mondo di privilegi, Newland Archer viveva secondo le regole della società... finchè non incontrò una donna che viveva secondo le proprie regole.
“Tu mi hai fatto intravedere i primi lampi di vita vera e poi mi hai detto di continuare a viverne una falsa. Nessuno può resistere a tantoâ€.

Non so se abbiate mai visto “L’Età dell’Innocenzaâ€, diretto da Martin Scorsese, né se abbiate mai letto il libro di Edith Wharton da cui è tratto il film (romanzo che, tra l’altro, ha vinto il premio Pulitzer).
Ma se non l’avete visto, ve lo consiglio di cuore.
La storia racconta di un uomo che si sposa una donna, pur essendo innamorato di un’altra.
Il peggio è che quest’ultima lo contraccambia.
La moglie sa di questa debolezza, ma soprassiede e sceglie di vivere una vita serena accanto al marito. Lui le resterà accanto, pur continuando a pensare alla sua fiamma.

Termina il film (in un modo che non vi racconterò) e io mi commuovo.
Parla a toni bassi, a luci soffuse. E’ un film delicato, come un fiore, che spinge alla riflessione.

Anch’io conosco qualche donna che assomiglia alla moglie di Archer. Donne che hanno puntato un uomo e hanno preferito modellare la realtà a proprio piacere, piuttosto che vederne le distrazioni. Donne che percepiscono un senso di incompletezza del rapporto, che hanno sposato uomini che si lasciano spegnere lentamente, come la fiamma di una candela. Eppure, li tengono in pugno convinti di possederli solo perché li hanno sposati.
Non so. Forse io avrei preferito restare sola.
Perché purtroppo, come molto spesso accade, poi questi uomini non sono nemmeno capaci di prendersi le proprie responsabilità. “Tu mi hai detto...â€, “Tu mi hai costretto...†sono frasi che ricorrono nel film. Perché di una cosa si è certi: che se un uomo si sposa senza convinzione, la colpa è sempre della donna. Mai una volta che uno abbia il coraggio di affermare: “Sono stato io a volerti sposare. Sono stato io a mancare di coraggio, a proseguire nella strada che sapevo sbagliataâ€.
Mai.

E allora vi dico che un uomo così io non lo vorrei nemmeno se me lo servissero su un piatto d’argento. Preferisco chi fa la sua strada e compie gli errori di ogni essere umano ma poi si scusa, non si giustifica, riprende le redini della propria vita imparando dagli errori.

Perché non esiste solo l’intelligenza della mente. Esiste anche l’intelligenza del cuore. Ma mentre la prima vi viene donata dalla natura, la seconda deve essere impartita. Si impara ad amare, anche noi stessi. E chi vive addossando le proprie colpe, i fallimenti affettivi ad un altro è uno che ha, per la mia opinione, poca capacità di analisi e, pemettetemi, una bassa intelligenza emotiva.

E allora la mia domanda è questa: puoi scegliere un uomo solo perché il cuore ti dice che sì, è quello giusto, mentre la mente e gli occhi ti raccontano l’opposto?
Io dico che, con tutto l’amore del mondo, non devi sposarti con chi ti chiede di venire a patti con la tua dignità. Perché non ti merita. Perché non ha interesse a conoscerti. E soprattutto, non ha interesse a che tu conosca te stessa, che ti avvicini per mano sua alla felicità.
Guardate il film. È un capolavoro. Anche per come racconta gli stati emotivi, le ansie dell’attesa, i baci fugaci tra un uomo e la sua amante.
E poi rivolgetevi questa domanda: “Vorreste essere la moglie di Archer?â€
Sono qui, aperta al confronto.


Tags: età, innocenza, Archer, intelligenza, cuore, Pulitzer

 









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