mercoledì 10 agosto 2011

Biennale internazionale del Vetro... ovvero, quando la meraviglia è limpida e trasparente!

Assolutamente da non perdere!
Fino al 30 settembre 2011, la Biennale internazionale del Vetro "Illuminazioni e transizioni" è ospitata dal Museo del Vetro di Murano. Tra le opere esposte, quelle di Caroline Prisse, Joan Crous, Vincent Breed e Bert Frijns, quattro artisti francesi che hanno rivisitato oggetti di uso quotidiano, secondo una visione del tutto personale.

Invitata dall’Ente per il Turismo Francese di Milano, parto per Murano su un battello occupato da personaggi variopinti che osservano la laguna dai vetri sporchi.
Il battello ha quasi la mia età: una targa ne indica la costruzione nell’anno 1978 a cura del Cantiere Navale Off. Mecc. De Poli, di Pallestrina. Dopo una partenza un po’ dubbia in cui i gorgoglii del motore raccontano di un rapporto difficile con la placida acqua lagunare, il battello si guadagna Murano un chilometro d’acqua dopo l’altro, disegnando una scia sicura e ben definita.
Passano venti gradevoli minuti prima che io e Devid tocchiamo di nuovo terra, venti minuti in cui i nostri occhi ammirano il paesaggio che si profila lungo i contorni di questo tratto d’Italia così traboccante di poesia.

Attracchiamo a Murano e scopriamo che il Museo è solo a due passi dal piccolo molo. Da appassionata di Storia e di Arte varco la soglia del Museo del Vetro con il rispetto e la devozione di un fedele che al cospetto di una Chiesa medioevale. Ci aspettano opere di grande meraviglia in questo palazzo di epoca antica. In particolare, la mia attenzione è catturata dal lungo banchetto di Joan Crous e dai grandi vasi di Bert Frijns. Il primo è un artista eclettico per natura. Un personaggio che secondo Massimo Montanari, "lasciando la natia Barcellona per andare a vivere in mezzo ai boschi dell’Appennino bolognese, ha compiuto una scelta di vita dettata anzitutto dal desiderio di mescolarsi alle cose, alle persone, agli animali – di non perdere il legame profondo, viscerale con la vita quotidiana. Di questo legame, il rapporto con il cibo è sempre stato un elemento essenziale [...]. L’attaccamento di Crous alla campagna e ala montagna non sono la ricerca di evasione di un cittadino in passeggiata domenicale, ma la sfida a incorporare nella propria esistenza un rapporto fisico, corposo, materiale con l’ambiente". Le Cene, titolo dell’opera di Joan Crous è un lungo tavolo che racconta di una cena dove piatti e stoviglie movimentano lo spazio, trasformandola in una sorta di quadro vetrificato. Un "quadro" che è in divenire, perchè partendo da stoviglie che ricordano il materiale della terra, si purificano via via per divenire vetro. È così che la tavola gioca con le gradazioni del rosa, colorando bottiglie, forchette, coltelli e piatti prima di un colore terreo, poi in uno rosato che sfuma nelle chiare e pure tonalità del bianco. Gli oggetti cristallizzati dal vetro hanno contorni frastagliati che aumentano il movimento di questa tavola surreale, occupata sulla superficie luminosa da una moltitudine di piatti, piattini, calici, coppe, e avanzi che rievocano una grande festa.
I vasi di Bert Frijns, invece, sono affascinanti per i giochi che il felice matrimonio di acqua e vetro riesce a creare. "Il materiale primario delle opere di Bert Frijns – scrive Tijl Orlando Frijns – è sempre il vetro delle comuni finestre. Allungando, curvando e pressando le lastre di vetro egli crea delle opere minimaliste e nonostante le forme siano semplici, esse sviluppano nello spazio un aspetto monumentale. Le opere conservano la loro trasparenza anche quando sono riempite d’acqua, momento nel quale sembrano assorbire lo spazio circostante riproducendolo in maniera deformata ma al tempo stesso affascinate".
Queste opere sono raccontate in un elegante catalogo dal titolo significativo: SiO2nH2O, la formula chimica del vetro. Un percorso affascinante che mostra come un oggetto di uso comune può, ancora una volta, diventare arte.

Allo stesso tempo, il Museo del Vetro presenta una selezione di opere di René Lalique, provenienti dal fondo del nuovissimo Museo Lalique a Wigen-sur-Moder in Alsazia. Non a caso l’Alsazia è la "Terra del Fuoco": il dolce calore che la regione diffonde si declina nella gastronomia, crea le meraviglie del suo artigianato di ceramica e vetro e mette in luce un’arte di vivere unica al mondo. Tra le meraviglie create dal calore di questa terra, non manca la strada dei vini, fedeli al territorio.

Ai piedi delle pendici boscose dei Vosgi, dominate da misteriosi castelli, i villaggi viticoli alsaziani racchiusi nelle mura antiche affascinano tutti coloro che si concedono una sosta qui. La Strada dei Vini d’Alsazia serpeggia da nord a sud attraverso le colline di vigneti per oltre 170 chilometri. Lungo il percorso, winstub e cantine di degustazione invitano a scoprire questo tesoro naturale, ricco di sfumature aromatiche!


Tags: Biennale internazionale del Vetro, Ente per il Turismo Francese, Caroline Prisse, Joan Crous, Vincent Breed, Bert Frijns, Museo del Vetro, Murano, Barcellona, Museo Lalique, Alsazia, Wigen-Sur-Moder

 






Commenti: 1

domenica 14 agosto 2011
Spose &Stile
Non ci credo... Anche tu a Venezia? Buone vacanze!









Nome:

Commento:


vuoi inviare anche la tua email?
(Non sarà visibile dal pubblico,
ma potrai ricevere news
dalla Wedding Reporter ®).



Nome:
E-mail:

Acconsento al trattamento
dei miei dati personali.
Leggi qui l'informativa.


© 2012 - Heidi Busetti
© 2012 ARPANet Srl - via Sant'Orsola, 5 - 20123 Milano - P. IVA IT12505010152
Rss Feed Heidi Busetti Wedding Reporter Scrivimi! Heidi Busetti su Facebook Heidi Busetti su Twitter